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Stasera stavo rivedendo Pollock e mi è venuta in mente questa

Presidente, io da lei mi farei toccare

Il popolo dell’interwebz passa il tempo a scaricare illegalmente musica, film, serie, giochi, software e altro piratabile, però guai se qualcuno gli fotte la fotina scattata in vacanza.

La gente dell’interwebz si fa fare delle foto dove appare anche più cessa del normale livello di cessitudine (vedi sotto), prende queste fotoscrondo e le piazza sul relativo profilo di qualsiasi socialcoso con didascalia sotto: “OMG, la migliore foto della mia vita, mai venuta/o così bene, giao, muoro, noaoaoao, piastrella (la gente dell’interwebz scrive usando un gergo che è un misto tra quello di un bambino scemo di cinque anni e quello di un adulto ancora più scemo di almeno venticinque/trenta) . Gli amici parimenti lobotomizzati commentano a colpi di bellachessei, sei stupendo/a, cepiacinacifra.

La gente dell’interwebz è mediamente grassa perché passa la vita seduta davanti a un socialcomputercoso facendo finta di lavorare. Mentre rubacchia uno stipendio impiegatizio di fascia bassa, perché il lavoro è un diritto, c’è scritto su wikipedia, conversa con altri più o meno allo stesso livello di deficit cerebrale. Epperò, seppur mediamente sovrappeso, cessa e demente, la gente dell’interwebz è dotata di una forte autostima, che la porta a pubblicare proprie foto orribili rispondendo a rare perplessità degli astanti con profluvi di testo la cui sintesi è: io mi piaccio, mi trovo bella/o, ho trenta centimetri di nasca e venti di adipe, sono vestita con uno spinnaker ma trovo mi doni e mi renda particolarmente sexy (parleremo un’altra volta di quella devianza per cui la gente dell’interwebz si fotografa continuamente mani e piedi porcini, in un tripudio di caviglioni e di ditozzi a salsiccia).

Abbiamo visto che questa forte autostima rende la gente dell’interwebz capace di conversare con competenza su qualsiasi argomento dello scibile, purché trattato da wikipedia. Però la gente dell’interwebz se gli stacchi l’ethernet è finita: non può più dare del tu ai vipz (su twitter), non può più conversare brillantemente del tempo di dimezzamento degli isotopi del cesio, non si può fotografare il piedozzo suino infilato in una scarpa orribile, non può più autoscattare il culone della fidanzata (consenziente, cvsd), in men che non si dica ritorna a essere la versione low-tech del caro, vecchio disadattato. E senza nemmeno i soldi per andare da un analista bravo.

Dovremo prima o poi parlare di cosa succede quando uno dell’interwebz incontra il suffragio universale, casomai non sia già abbastanza chiaro.

Sono passato da Eataly Roma: è come tutti gli altri Eataly, solo più grande e ancora più pieno di gente. L’unica differenza è nell’accento della ragazza che annuncia l’arrivo delle “vongole depurate” (ma non si diceva spurgate, un tempo?), coatto al punto giusto. E poi è lontanissimo da dove sono io, cosa a volte comoda: con queste temperature se compri un paio di fette di pescespada crudo fai in tempo ad arrivare a Roma nord e te lo trovi bello che cotto. Avvistato nel negozio di pasta fresca un ampio assortimento di ravioli del plin, familiari al romano medio quanto una portata di riso nepalese. Può essere che dove non è riuscito Vittorio Emanuele II riesca Farinetti, ma la vedo dura.